Visite guidate Viterbo, Guide turistiche in Tuscia
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Tesori d’Etruria apre a Civita di Bagnoregio, “La città che muore”

Civita di Bagnoreggio

 

Civita di Bagnoreggio

Il nuovo punto di accoglienza turistica è dedicato ai piccoli gruppi e alle famiglie

A poco più di un anno dall’inaugurazione di Tesori d’Etruria e la sua Viterbo Sotterranea, sabato 24 agosto 2013 ha aperto il nuovo punto di accoglienza turistica di Civita di Bagnoregio, “La città  che muore”.
Numerosi i servizi offerti, che vanno dalle visite guidate al borgo dedicate ai piccoli gruppi e alle famiglie, alle informazioni e al supporto degli ospiti. A disposizione dei turisti è stato predisposto un mini bookshop con libri e pubblicazioni storico-culturali accuratamente selezionati e un prezioso angolo di gioielleria etrusca.
Tesori d’Etruria a Civita di Bagnoregio, situato in provincia di Viterbo, è aperto dal lunedì alla domenica, dalle ore 10 alle 20.

 

 

 

Brevi accenni su Civita di Bagnoregio

Il borgo medievale di Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, è conosciuto come “La città  che muore”. Una denominazione affascinante che deriva dal lento e inesorabile sprofondamento del terreno e dall’erosione dello sperone di tufo, sul quale sono arroccati gli edifici dell’antico abitato.
La Civita di Bagnoregio, sospesa tra la valle dei calanchi – colline argillose simili a onde cristallizzate – e il cielo, è immersa in un’atmosfera irreale e unica ed è raggiungibile tramite un ponte sorprendente, lungo circa 300 metri.
Luogo amato e apprezzato da sempre più numerosi viaggiatori provenienti da tutto il mondo, la Civita custodisce preziose memorie dei tempi in cui fu il centro politico e religioso di Bagnoregio. Luogo natale di San Bonaventura, le abitazioni e gli edifici più importanti sono tutti allineati lungo l’unica via che attraversa il borgo, a cui si accede attraverso la monumentale Porta S. Maria. Da vedere il duomo di S. Donato, fino al 1699 cattedrale di Bagnoregio, al cui interno è custodito un prezioso crocifisso ligneo del XV secolo e i signorili Palazzo Alemanni-Mazzocchi e Palazzo Bocca.

“L’antico borgo è condannato. Pochi anni ancora, forse dieci, forse venti, forse pochi mesi, e poi la fine è sicura…Che resista ancora, appollaiato sul tufo, circondato da tutte le parti solo d’aria, come un uccello sulla punta più alta e inaridita di un paesaggio morto…che resista ancora, sbranato dai terremoti, corroso dalle acque,…è più miracolo che cosa vera, più leggenda che realtà “.

Bonaventura Tecchi